Aprile 2014
La mia generazione conobbe l'Albania quando migliaia di persone iniziarono ad attraversare l'Adriatico con l'obiettivo di costruire un futuro stabile per le loro famiglie. Le immagini dei traghetti stracolmi che attraccavano in Puglia sono lontani ricordi e oggi si assiste al flusso inverso di albanesi che ritornano in patria per aprire proprie attività o aziende che trasferiscono uffici e manifatture in Albania per mantenere i costi competitivi. Quando nel 2014 decisi di trascorrervi le vacanze primaverili la modernizzazione del Paese muoveva i primi passi e quindi era possibile imbattersi ancora in situazioni caratteristiche e inusuali per un occidentale.
Utilizzando un vettore ALITALIA, una rarità per il sottoscritto, atterrai all'Aeroporto "Madre Teresa" di Tirana e subito restai sorpreso dalla richiesta dell'autonoleggio, che mi raccomandava di ritornare il veicolo in buone condizioni e soprattutto dopo una sosta all'autolavaggio per eliminare la polvere accumulata. Prese le chiavi mi sono diretto in direzione di Elbasan, cercando di evitare quanto più possibile il traffico della capitale, ma, arrivato a destinazione, non trovando un'atmosfera turistica, decisi di cancellare la fermata, vedendo di sfuggita le mura della fortezza dall'auto. Probabilmente i miei preconcetti era troppo forti per iniziare a passeggiare in una città affollata e frenetica con vecchi siti industriali e cementifici nei dintorni.
Mi dirigo quindi verso la prossima (prima) sosta, usando strade secondarie un po' dissestate che attraversano le campagne e ancora una volta resto sorpreso, incrociando un'auto guidata da un ragazzino di al massimo 10 anni, che a malapena riesce a raggiungere i pedali e vedere al di fuori del parabrezza. Arrivo quindi a Berat mentre le nuvole iniziano ad appesantirsi. Passeggiando nella città vecchia si resta colpiti dalle architetture, specialmente dalle abitazioni tradizionali e dai minareti, ma non da meno sono il castello e le rovine che dominano la città dall'alto della collina. Un violento acquazzone mi costringe a sostare all'interno della torre difensiva, ma appena l'intensità della pioggia diminuisce mi dirigo a visitare la zona commerciale, dove mi imbatto in diversi autobus bergamaschi della ditta Locatelli, giusto per ricordare come l'Albania utilizzi in questo periodo beni di seconda mano.
Guidando lungo l'autostrada A2 sembra nuovamente di essere in Italia, in quanto i cartelli stradali sono anch'essi importati. Il paesaggio da collinare diventa piatto e intramezzato da stagni costieri e pinete. Il Monastero di Zvernec è isolato e costruito su un piccolo isolotto all'interno di una laguna. Il ponte di legno è l'unico appiglio al continente. Anche qui preferisco ammirare la costruzione a distanza sia per il vento e per un poco di diffidenza essendo l'unico turista.
Il primo giorno volge al termine e prendiamo la Strada Panoramica attraverso il Mount Çika Park. Il tracciato e nervoso e taglia foreste di pini marittimi avvolte dalle nuvole basse, che si squarciano una volta scollinati, lasciandomi godere una vista mozzafiato della costa rocciosa, dove nelle insenature si trovano graziosi e pigri villaggi come Dhermi. Purtroppo l'estate è ancora a venire, ma questa striscia di Albania è un gioiello. Mentre il sole si nasconde dietro l'orizzonte e il primo buio avanza entro nella città di Saranda, il principale centro della costa con un'importante presenza greca. Impossibile trovare l'hotel, ma il proprietario gentilmente mi viene in contro e finalmente posso coricarmi dopo una squisita cena mediterranea.
Inizia il secondo giorno con l'isola di Corfù a ovest e alcuni laghi costieri a est. Quando la strada finisce si arriva al cancello d'ingresso del sito archeologico di Butrint, dove diversi stili e culture si sono amalgamate assieme. Attorno alla collina Greci, Romani e Veneziani hanno lasciato grandi monumenti: agorà, basiliche, teatri e castelli. La passeggiata immersa nella tranquillità del bosco rilassa, rendendoci un poco invidiosi di questo paesaggio bucolico.
Lasciata la costa si attraversano boschi di leccio per poi svoltare nei pressi di un piccolo sbarramento artificiale: la strada sterrata con enormi pozzanghere e protezioni assenti non invita a proseguire, ma dopo 500 metri si giunge ad uno spiazzo da cui dipartono alcuni sentieri. Risalendo il torrente tra la folta vegetazione si intravedono alcuni ristoranti in legno e poco più avanti si arriva ad un pozza turchese di acqua che sgorga prepotente dal terreno. Questa è Syri i Kalter e la sua bellezza toglie il fiato.
Prossima fermata Gjirokaster, un altro gioiello architettonico, conosciuto come la "Città di Pietra". Il centro abitato di raggruppa sul pendio, che circonda la Cittadella Fortificata. Le case tipiche sono costituite da un'alta struttura in blocchi di pietra e circondate da scale esterne ed interne. Probabilmente questo disegno ha origine da case di campagna fortificate tipiche dell'Albania meridionale. La città, insieme a Berat, è stata tra le poche città albanesi preservate negli anni '60 e '70 dalla modernizzazione dei programmi di costruzione.
Ultima parte della giornata dedicata a percorrere un degli itinerari più selvaggi e panoramici dell'Albania. La SH75 è malmessa e, per lunghi tratti solitaria, tanto da essere sconsigliata, ma svela ad ogni curva dei paesaggi meravigliosi ed incontaminati; coloro, che hanno la fortuna di percorrerla, possono ammirare angoli di mondo ancora poco noti ed affascinanti. Gli ultimi chilometri che arrivavano a Korke sono completamente sterrati e la presenza dei turisti è talmente inaspettata, che la polizia insospettita potrebbe fermarvi per un approfondito controllo di documenti e bagagli. A Tepelenë nei pressi della Water Factory inizia l'itinerario di 4-5 ore, che attraversa verdi prati circondati da montagne e foreste di pini per toccare isolati villaggi composti da mucchi di case... sicuramente un ambiente anacronistico lungo il quale si incrociano i consueti bunker del periodo comunista.
In serata si ritorna tra la civiltà e il Lago di Ohrid si apre in lontananza. Sceso dall'altopiano si termina la giornata a Pogradec gustando del pesce locale, mentre le acque si increspano per l'arrivo del maltempo.
Deciso a raggiungere il Kosovo tento in prima battuta di percorrere il tragitto più breve a ridosso del confine macedone, ma le condizioni della strada peggiorano ad ogni chilometro con il rischio di forature che diventa sempre più probabile. Fatta inversione procedo spedito verso Tirana e poi verso Nord imbocco l'autostrada A1, che agevolmente, lasciandomi anche stupito per la modernità dell'infrastruttura, mi permette di raggiungere il confine nel primissimo pomeriggio. Rientrato in Albania dopo poche ore, tento di vistare Tirana, ma il traffico caotico e il timore di subire danni all'auto a noleggio mi limitano ad un superficiale girovagare per le strade principali, evitando qualsiasi fermata. Un peccato in quanto era l'ultima occasione di ammirare la vera essenza della città.
Raggiungo l'hotel a Kruja e mentre fuori un temporale rinfresca l'aria mi sazio con un piatto caldo prima di coricarmi in vista dell'ultima impegnativa giornata. Il castello e il bazar sono proprio fuori dalla struttura e godendo della brezza mattutina visito le rovine del maniero e passeggio tra i ciottolati su cui si affacciano le botteghe, in cui sono esposti prodotti dell'artigianato locale descritti in perfetto italiano dai negozianti.
E' quindi tempo di ritornare all'aeroporto per pranzare, mentre l'auto viene minuziosamente lavata prima della riconsegna. Sicuramente un'esperienza unica questa breve vacanza in Albania, probabilmente già anacronistica se penso alla velocità con cui il paese si è modernizzato in questi ultimi anni.



























